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Andrea Palladio | Pubblicazioni | Palladio e il Veneto
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PALLADIO E IL VENETO   Villa Thiene - Quinto Vicentino - (1542)  
       
 
Materiali disponibili
Scorcio dell’attuale facciata (foto Guidolotti 1997) Veduta dal fiume (foto Guidolotti 1997) Atrio (foto Guidolotti 1997)
Facciata (foto Guidolotti 1997)
Dai Quattro Libri di Andrea Palladio (1570)
mappa del luogo
Indirizzo
Piazza IV Novembre, 4,
Quinto Vicentino

Visite
Da lunedi a venerdi 9-13
Lunedi, martedi e giovedi 15-19
tel. 0444584224/0444584225/0444584211
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  La villa Thiene di Quinto, come il palazzo di famiglia a Vicenza, fu costruita per Marcantonio e Adriano Thiene probabilmente in base a un progetto di Giulio Romano, poi modificato dal direttore dei lavori, Palladio. Affacciata sul fiume Tesina, essa era situata al centro di due grandi corti agricole dei Thiene. Il progetto prevedeva una soluzione ben diversa da quella delle altre ville palladiane: la fabbrica è dominata da una grande loggia voltata a botte, più alta del resto dell’edificio, mentre l’esterno è articolato con lesene doriche, raddoppiate sui lati corti. La struttura è eseguita in mattoni — in origine coperti da intonaco, ma ora a vista — con un uso limitato di pietra bianca nelle basi, nei capitelli, nei davanzali delle finestre e agli angoli del cornicione e del timpano. Il resto delle parti sagomate è eseguito in cotto.
Il progetto venne redatto fra il 1542 e il 1543, in contemporanea con quello del palazzo, e la costruzione verosimilmente si arrestò negli anni ’50: la morte di Adriano (avvenuta alla corte di Francia, al servizio di Francesco II) e lo spostamento degli interessi familiari nel Ferrarese, a seguito dell’acquisizione del feudo e del titolo di conte di Scandiano da parte di Ottavio, figlio di Marcantonio, sono probabilmente all’origine dell’incompletezza della fabbrica.
Nel 1614 Inigo Jones registra nella sua copia dei Quattro Libri lo stato di incompiutezza dell’edificio, cui mancava la volta della loggia. Un intervento di Francesco Muttoni, certamente anteriore al 1740, insiste pesantemente sull’edificio: pur conservando gli appartamenti eseguiti, elimina la grande loggia e crea una nuova facciata principale verso sud. Quelli che dovevano essere i fianchi diventano quindi le odierne facciate, con una rotazione di 90 gradi. Nelle due stanze a sinistra rimangono gli affreschi realizzati da Giovanni Demio nei primi anni ’50.
 
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