GIUSEPPE TERRAGNI PER MARGHERITA SARFATTI
ARCHITETTURE DELLA MEMORIA NEL ‘900
A Vicenza una mostra internazionale presenta i capolavori del monumentalismo
“anti-monumentale” dell’architettura moderna nel Novecento
Nel 1934 Giuseppe Terragni realizza uno ieratico monumento sui prati dell’altipiano
di Asiago, dove era stato rinvenuto il corpo di Roberto Sarfatti –
il primogenito della famosa Margherita – caduto al fronte nel 1918,
durante il primo conflitto mondiale. Per la protagonista del dibattito artistico
e architettonico degli Anni venti e primi Anni trenta, Terragni progetta
un memoriale che ancora oggi ci stupisce per la sua modernità: una
“monumentalità senza stile” che riflette sulle forme
primigenie dell’architettura e delinea un nuovo genere di retorica
della commemorazione, con un uso dei materiali – soprattutto marmo
e pietra – ricco di significati simbolici ed evocativi.
Il nascente Movimento Moderno, guidato da figure quali Le Corbusier e
Gropius, e sostenuto in Italia da personalità come Margherita Sarfatti,
aveva lanciato un attacco frontale alle forme tradizionali del monumentalismo
e dell’architettura commemorativa che si basavano su materiali tradizionali
e sull’imitazione degli stili storici. Eppure fu proprio questa
nuova generazione di architetti a essere chiamata a ricercare nuovi modi
per celebrare il passato, soprattutto quello recente della prima guerra
mondiale, e il supposto radioso futuro dei regimi totalitari che si andavano
affermando in Germania, Italia e Unione Sovietica.
Da tale apparente contraddizione nascerà un moderno monumentalismo,
che nelle opere di Giuseppe Terragni raggiunge vertici di prima grandezza.
I suoi monumenti e memoriali “anti-monumentali” rimandano
a un vocabolario primordiale di monoliti, cubi e scale, e sono fra i capolavori
dell’architettura del Novecento: dal monumento ai Caduti a Erba
(1926) al monumento futurista-razionalista Sant’Elia a Como (1930),
fino al progetto del monumento alla Divina Commedia, il Danteum, realizzato
con Pietro Lingeri (1938), ma la nuova concezione di monumentalità
pervade anche edifici come il Novocomum (1928) e la Casa del Fascio di
Como (1934).
A partire dal progetto di Terragni per il monumento Sarfatti, la mostra
presenta circa 100 opere originali, fra modelli, quadri, sculture, disegni,
stampe e libri, provenienti da collezioni pubbliche e private. La figura
di Margherita Sarfatti come esponente chiave del Movimento Moderno in
architettura sarà presentata con opere che documentano i suoi legami
con i futuristi comaschi (come un disegno di Sant’Elia, raramente
presentato al pubblico, e uno splendido ritratto di sua figlia Fiammetta
di Umberto Boccioni); dipinti di artisti del gruppo Novecento quali Mario
Sironi, Achille Funi e lo stesso Terragni; materiali d’archivio
riguardanti le sue attività di promotrice del Razionalismo architettonico
e il suo incarico per il monumento al figlio Roberto. Disegni originali,
schizzi e plastici presenteranno i monumenti che Terragni progettò
nell’arco della sua carriera, insieme agli aspetti “immateriai”
e “materiali” della nuova sua nuova concezione di monumentalità.
Le forme archetipiche del monumento Sarfatti e degli altri monumenti –
cubo, monolite, scala, croce – saranno esaminate in rapporto ai
loro riferimenti all’intera architettura dello stesso Terragni e
a una più ampia costellazione di monumenti moderni di architetti
da Loos a Gropius, da Lingeri a Mies, da Aldo Rossi a Carlo Scarpa.
Negli Anni venti del Novecento Adolf Loos diceva che l’architettura
può essere arte solo nella tomba e nel monumento. Tale affermazione
oggi appare messa in crisi da edifici – come la Grande Arche di
Parigi o il Guggenheim Museum a Bilbao – concepiti come oggetti
autonomi, sostanzialmente indifferenti alle funzioni e al contesto: veri
e propri monumenti a se stessi. In questo senso una riflessione sul monumentalismo
dell’architettura del secolo appena trascorso è particolarmente
attuale.
La mostra è curata da Jeffrey T. Schnapp, direttore dello Stanford
Humanities Laboratory di Stanford University (California, USA), autorità
riconosciuta nel campo della cultura letteraria e artistica italiana del
XX secolo, curatore degli scritti teatrali di Filippo Tommaso Marinetti
(Mondadori 2004) e di 18 BL. Mussolini e l'opera d'arte di massa (Garzanti
1996), Gaetano Ciocca. Costruttore, inventore, agricoltore, scrittore
(Skira 2000), Vedette fiumane. L'occupazione vista e vissuta da Madeleine
Witherspoon Dent Gori-Montanelli (Marsilio 2000), Anno X. La Mostra della
Rivoluzione fascista del 1932 (IEP Internazionale 2003).
Il catalogo, edito da Marsilio, presenta contributi di Ilaria Abbondandolo,
Marco De Michelis, Kurt W. Forster, Almut Goldhahn, Reinhart Kosellek,
Massimo Martignoni, Maddalena Scimemi, Marina Sommella, Elisabetta Terragni,
Vitale Zanchettin.
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